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"Al cuore non si comanda" PDF Stampa E-mail
Scritto da fra Paolo Martinelli OFMCap   
Martedì 10 Febbraio 2009 17:00
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L’affetto se è vero, cresce con il tempo, non si “consuma”, perché scopre le ragioni...
 
Quante volte sentiamo mettere contro la ragione e gli affetti!: “Si, si questa cosa la capisco con la testa… ma il mio cuore è da un’altra parte!” Nell’ambito familiare, purtroppo, si può sentire dire da una persona nei confronti del coniuge: provo affetto per un’altra, perché devo rimanere con questa persona con la quale non “provo” più niente. Si può arrivare a dire: “al cuor non si comanda”, facendo così dipendere le nostre scelte dagli umori transitori. Gli affetti cambiano nel tempo.
 
C’è uno strano disallineamento tra gli affetti e la ragione. Siamo così sicuri che le vere ragioni siano “fredde” e i nostri affetti “irrazionali”? Possibile che il buon Dio ci abbia fatti così interiormente divisi? In realtà questa divisione l’abbiamo costruita noi con i nostri sentimentalismi. Nella sacra scrittura Dio stesso prova affetti, ma questi sono segno di fedeltà: ti ho amato di un amore eterno, per questo ti conservo ancora pietà (Ger 31). Gesù ha vissuto in modo intenso i propri “sentimenti”: pensiamo al pianto per l’amico che muore, all’amicizia con Marta e Maria, alla compassione per l’ammalato ed il peccatore.
 
Gesù è il Logos (la Parola Ragione!) che si fa carne (Gv 1,14), affetto e sentimento! Se riflettiamo sulla nostra esperienza ci accorgiamo che tutte le nostre conoscenze non sono mai frutto solo della nostra “testa” o dei nostri sentimenti. In che senso? L’affetto è la capacità di incontrare e di lasciarsi incontrare, di lasciarsi cambiare da quello che ha conosciuto. La vera conoscenza è sempre affettiva!
 
Allo stesso modo, si deve dire che gli affetti autentici non sono mai una semplice reazione emotiva di fronte a qualche cosa che ci attira o che ci ripugna. Questa è una reazione che possono avere anche gli animali. Il vero affetto umano ha sempre delle “ragioni”. Ma perché questo avvenga c’è bisogno di tempo. Il vero affetto cresce con il tempo, non si “consuma”, perché scopre le ragioni: ad esempio l’importanza di certa persona o di un certo gruppo di amici per la propria vita. Così si comprende il profondo rapporto tra gli affetti e la fedeltà nel tempo.
 
La fedeltà nei legami affettivi autentici porta in sé una gioia incomparabile, infinitamente più grande della breve emozione che possiamo cercare di procurarci per vincere la noia di un tempo senza senso.