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Il barile di aceto e la goccia di miele PDF Stampa E-mail
Scritto da don Domenico Sigalini   
Lunedì 01 Giugno 2009 10:46
http://www.suorecappuccine.org/home/images/stories/news/barili.jpgIl maleducato crede di essere il centro del mondo, ma spesso non ne ha colpa. Chi doveva educarlo ha creduto che lui (così come l’essere umano in genere) non avesse dentro una grande voglia di bene, ma solo una forza irresistibile che lo portava all’egoismo. Oppure, ha pensato che nella vita il bene fosse spontaneo, e la persona non andasse educata alla sua ricerca.
Il maleducato crede di essere il centro del mondo, ma spesso non ne ha colpa. Chi doveva educarlo ha creduto che lui (così come l’essere umano in genere) non avesse dentro una grande voglia di bene, ma solo una forza irresistibile che lo portava all’egoismo. Oppure, ha pensato che nella vita il bene fosse spontaneo, e la persona non andasse educata alla sua ricerca. Lo ha lasciato, quindi, tranquillo a fare perno su di sé anziché sugli altri. Ha scambiato il semplice istinto di conservazione, molto importante per vivere, per una legge definitiva di crescita. Non gli ha fatto vedere com’è bella la vita con gli altri, quanto si ha bisogno di loro e quanto si può imparare da tutti. Così il «piccolo imperatore», quando ha cominciato a capire che la felicità la trovava solo aprendosi all’amore verso gli altri, mettendo gli altri al centro delle proprie attenzioni, si è scoperto incapace di dialogo, senza una vera considerazione di sé, senza delicatezza, senza sentimenti tenui, senza allenamento, e si è sentito come un elefante in una cristalleria. Troverà, nella sua vita, qualcuno che, senza fare sconti, lo aiuterà a riscoprire l’importanza di una norma di comportamento, che è poi sempre la legge dell’amore? Il maleducato spesso crede di essere coartato da questa società, mentre lui vuole vivere in modo spontaneo. In fondo è giusto porsi l’obiettivo di una libera espressione del proprio io che sia manifestazione di tutto l’essere, della personalità e della piena integrazione tra le diverse sfere della vita, intellettuale, affettiva e sensitiva. Però nella strutturazione di una propria personalità e nell’edificazione di sé come soggetto umano maturo e adulto, la legge, le norme, le regole che ispirano la buona educazione hanno un ruolo ineliminabile: insegnano a non rimanere prigionieri delle proprie pulsioni e dei bisogni immediati e danno, così, accesso alla vera libertà. L’arrogante, mentre crede di imporsi con la forza, in realtà è schiavo di se stesso e non ha intelligenza per valutarsi e definirsi. Non solo non fa attenzione agli altri, ma li schiaccia, li tratta come pezze da piedi, sbaglia direzione nel tentativo di costruire rapporti belli, puliti, forti e nobili. C’è speranza? Nella vita dell’uomo non si può dire la parolaccia «ormai»: si può e si deve sempre ricominciare, perché le persone hanno energie impensabili di bontà da stanare e far crescere, mettere a disposizione e canalizzare. In definitiva, allora, che fare?
Provo a suggerire un decalogo di comportamento per aiutare a costruire rapporti belli anche con chi sembra ci voglia sovrastare o disprezzare:

- non ti sentire mai offeso, nessuno può entrare nel sacrario della tua coscienza;
- non perdere tempo a rendere pan per focaccia: peggiori tu e spingi l’altro a perseverare;
- non compatirlo, ma creagli attorno un contesto disarmante di amicizia;
- spesso è maleducazione incosciente la sua: aiutalo a scoprire i sentimenti tenui della vita;
- sappi che ogni uomo ha bisogno degli altri per essere felice, ma deve allargare il cuore per far loro spazio;
- si è fatto lui centro del mondo: aiutalo a scoprire il vero centro che è Dio;
- per valutarsi nella verità di se stesso, ha bisogno di lasciare il suo loculo, nel quale si sente papa, re e profeta;
- se comincia a chiedere scusa, anche tra i denti, non lo scoraggiare: è su una buona strada;
- la buona educazione non è il politicamente corretto, ma il lasciarsi conquistare da un ideale;
- conquisti più arroganti con una goccia di miele che con un barile di aceto.

autore: don Domenico Sigalini