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Giampilieri oggi PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 07 Ottobre 2009 18:23
Giampilieri MESSINA La nostra non è una relazione giornalistica, ma una semplice testimonianza della visita nella nostra casa di Giampilieri, quattro giorni dopo il catastrofico nubifragio. Appena abbiamo saputo che si poteva raggiungere le nostre consorelle di Giampilieri, siamo partite 4 suore da Roccalumera e 2 da Pistunina.
Quello che volevamo fare era soprattutto portar loro qualcosa di viveri e dar loro un po’ di aiuto se necessario. L’unico modo di raggiungere Giampilieri è passare da Messina. Arrivate a Briga Marina abbiamo visto i primi segni forti della presenza dei soccorritori: il campo di calcio diventato punto di atterraggio degli elicotteri, tanti mezzi dei vigili di fuoco, tanti camion. Della tragedia parlavano pure le macchine distrutte lasciate qua e là sulla banchina … Subito dopo Briga troviamo un posto di blocco dei carabinieri, ma non ci fermano, probabilmente vedendo le suore e sapendo che abbiamo la casa a Giampilieri ci lasciano passare. Qualche decina di metri più avanti al bivio per salire ad Altolia, Mulino, Giampilieri Superiore… di là è scesa la valanga di fango con dei detriti. La strada è stata liberata, ma possono salire solo i mezzi di soccorso e i famigliari delle vittime.
Quello che colpisce subito è la sensazione di trovarsi in un cantiere piuttosto che sulla strada: camion che portano terra, masse di fango ai bordi della carreggiata e l’aria piena di polvere che non si posa. Chi è impegnato in prima fila nel lavoro di scavo si riconosce dagli stivali di gomma, dalla pala in mano… e dal volto mesto. Nonostante un movimento continuo si percepisce un insolito silenzio. Arrivate alla nostra casa di Giampilieri troviamo calma, tutto ordinato… chi potrebbe pensare che la notte tra l’1 e il 2 ottobre qui si sono rifuggiate circa 300 persone. Solo in una stanza, le brandine di alcuni vigili del fuoco che alloggiano qui.
La nostra è una grande gioia ritrovare le sorelle: sr. Franca, sr. Terenzia, sr. Maurizia, sr. Rosangela e sr. M. Adelaide. Nella comunità è ospite pure la mamma di sr. M. Adelaide, la signora Ines, con la badante Rodica. Tutte stanno bene e ci comunicano quello che hanno vissuto. I racconti si intrecciano, ma dalle parole traspare la fortezza d’animo con la quale hanno affrontato quella notte apocalittica. Giovedì sera le nostre sorelle avevano la S. Messa e l’adorazione eucaristica in preparazione al 25° di professione di sr. M. Adelaide. Erano presenti alcuni ospiti del paese, il sacerdote e un gruppetto di suore di un’altra congregazione che sono venuti da Altolia. Visto che lo spaventoso temporale che si scatenava non passava, le suore hanno invitato tutti a cena. Dopo un fallito tentativo di portare alcuni vicini alle loro case, le nostre consorelle decidono di ospitare tutti da loro quella notte. Erano da poco a letto quando qualcuno bussa insistentemente alla porta, era un uomo tutto inzuppato di acqua che chiedeva ospitalità per la sua famiglia che è rimasta bloccata per strada sulla macchina. Avevano con loro un bambino di dieci mesi.
Dopo che questa famiglia di Roccalumera è stata sistemata e sembrava che tutto si fosse calmato, di nuovo suona con forza il campanello. Era un maresciallo di carabinieri pallido in faccia che chiedeva accoglienza per le persone che sono rimaste intrappolate nelle loro macchine sulla strada tra Capo Scaletta e Giampilieri. Quando questo gruppo è arrivato, le suore si sono trovate di fronte a una cinquantina di persone spaventate, bagnate dalla testa ai piedi, alcuni senza scarpe, infreddoliti e senza mangiare da tante ore. Tra questi c’erano alcuni feriti, che poi venivano trasportati all’ospedale. Il Maresciallo tornava più volte portando nuovi gruppi. Nella chiesa sono stati portati i turisti dei due pullman, circa cento persone, che erano diretti a Taormina. Tra questi si trovava un gruppo di Israeliani che poi ha mandato alle suore una lettera di ringraziamento. All’alba non si poteva muovere un passo nella casa tanto era stracolma, insieme al parroco si è deciso di aprire la chiesa di s. Mauro, che si trova vicino.
Tutta la notte le suore preparavano qualcosa di caldo da bere, condividevano quello che potevano trovare a casa per dare da mangiare alle persone. All’indomani la protezione civile ha cercato altri posti più convenienti, anche perché dalle suore non c’era più acqua. Siamo rimaste ad ascoltare con attenzione e commozione, le sorelle ci facevano vedere sconcertate le foto delle persone nel giornale, che loro conoscevano, ma adesso non ci sono più. Loro condividono in pieno il dolore delle famiglie distrutte, ogni notizia dei corpi ritrovati tocca nel profondo. Ce ne stavamo già per andare, quando sono andata a vedere la chiesa delle suore e cercavo di immaginare come dovevano stare qui cento persone quella notte e cosa provavano. Nessuno tranne loro lo sa.
Uscendo di là sulla parete ho visto un quadro di ceramica con una sola parola: “CREDO”: dopo tutto quello che è accaduto, questa parola risuona con una forza singolare…