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Benedetto colui che viene nel nome del Signore PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 29 Marzo 2010 18:00
palme_mNella Settimana Santa la Liturgia ci fa vivere giorno per giorno gli ultimi atti della vita di Gesù, dalla Domenica delle Palme alla Domenica di Pasqua. Siamo invitati, tutti i cristiani, a partecipare intensamente e a lasciarci penetrare dal mistero della Redenzione operata da Cristo.

Il Santo Padre Benedetto XVI, nell’omelia che ha rivolto ai fedeli la Domenica delle Palme, ha messo in rilievo il fatto che “Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme” (Lc 19,28) facendo notare con questo che “il tema della Domenica delle Palme è la sequela. Essere cristiani significa considerare la via di Gesù Cristo come la via giusta per l’essere uomini – come quella via che conduce alla meta, ad un’umanità pienamente realizzata e autentica. L’essere cristiani è un cammino, o meglio: un pellegrinaggio, un andare insieme con Gesù Cristo. Un andare in quella direzione che Egli ci ha indicato e ci indica”.

E continua ancora il Papa “ma di quale direzione si tratta? Come la si trova? La frase del nostro Vangelo ci parla di un’ascesa. Ciò ha innanzitutto un significato molto concreto. Gerico, dove ha avuto inizio l’ultima parte del pellegrinaggio di Gesù, si trova a 250 metri sotto il livello del mare, mentre Gerusalemme – la meta del cammino – sta a 740-780 metri sul livello del mare: un’ascesa di quasi mille metri. Ma questa via esteriore è soprattutto un’immagine del movimento interiore dell’esistenza, che si compie nella sequela di Cristo: è un’ascesa alla vera altezza dell’essere uomini. L’uomo può scegliere una via comoda e scansare ogni fatica. Può anche scendere verso il basso, il volgare. Può sprofondare nella palude della menzogna e della disonestà. Gesù cammina avanti a noi, e va verso l’alto. Egli ci conduce verso ciò che è grande, puro, ci conduce verso l’aria salubre delle altezze: verso la vita secondo verità; verso il coraggio che non si lascia intimidire dal chiacchiericcio delle opinioni dominanti; verso la pazienza che sopporta e sostiene l’altro. Egli conduce verso la disponibilità per i sofferenti, per gli abbandonati; verso la fedeltà che sta dalla parte dell’altro anche quando la situazione si rende difficile. Conduce verso la disponibilità a recare aiuto; verso la bontà che non si lascia disarmare neppure dall’ingratitudine. Egli ci conduce verso l’amore – ci conduce verso Dio”.

Lasciamoci condurre e seguiamoLo con fedeltà stringendoci a Lui intimamente in questi giorni che la Chiesa ci offre per contemplare la sua espressione massima di amore: la donazione totale nella morte in croce.