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La festa, fermento delle nostre comunità PDF Stampa E-mail
Scritto da Suor Bernarda   
Domenica 23 Ottobre 2011 18:19
convott_mNICOLOSI con il tema: il ruolo dell’autorità per la crescita della comunità, affrontato da P. Giuseppe Celli OFMCap, è iniziato il convegno delle superiore e formatrici svoltosi nella Domus Seraphica dal 15 al 20 del corrente mese. Il P. Giuseppe ha suscitato l’attenzione delle partecipanti proponendo la riflessione sui salmi della Liturgia delle Ore  e specificamente sugli imperativi lodate, cantate, inneggiate… ci ha invitato a prendere coscienza che nessuno è più fortunato di noi che possiamo iniziare ogni nostra giornata nella lode di Dio e siamo chiamate a scorgere nelle sorelle e nelle persone che ci stanno accanto il bene, e a gustare il loro profumo di bontà.
Siamo chiamate a raccontare con stupore le meraviglie che opera Dio in noi e attorno a noi. Il nostro compito è scoprire la bellezza di Cristo nel volto di coloro che ci circondano. Ogni giornata che trascorriamo senza canto, senza danza, senza raccontare la nostra fede, è una giornata che ci è stata rubata dal maligno.

La terza e quarta giornata ci ha accompagnato P. Giovanni Salonia OFMCap, che ha incentrato il suo intervento sul contenuto del documento “il servizio dell’autorità e l’obbedienza”.
Tra altri, un approfondimento particolare è stato fatto sulle mediazioni umane attraverso le quali ci viene comunicata la volontà di Dio; al riguardo così si esprime il documento al numero 9: “la storia della salvezza è una storia di mediazioni che rendono in qualche modo visibile il mistero di grazia che Dio compie nell'intimo dei cuori. Anche nella vita di Gesù si possono riconoscere non poche mediazioni umane, attraverso le quali Egli ha avvertito, ha interpretato e ha accolto la volontà del Padre, come ragione di essere e come cibo permanente della sua vita e della sua missione” dobbiamo accettare che le mediazioni sono sempre imperfette, enfatizzò P. Salonia, soltanto accogliendole con gli occhi della fede possiamo rispondere generosamente alla volontà di Dio. Non si può togliere la sofferenza dall’obbedienza, dal momento che anche Cristo “imparò l’obbedienza dalle cose che patì” (Eb 5,8); non possiamo cambiare le cose, ma ne possiamo dare un senso, non è mediante la ribellione che si aggiustano le situazioni difficili, ma mediante l’accettazione.

P. Giovanni, inoltre, ci ha messo in guardia davanti a tre virus che danneggiano il compito delle superiore: il bisogno di potere, di successo e di compagnia. Il modo migliore per esercitare il potere è non averne bisogno né paura, non si tratta di svolgere il compito con perfezione, ma con umiltà. Quando si cerca il successo s’incentra la luce sulla propria persona e si riduce la luce agli altri, il servizio di autorità consiste in dare luce a tutti. La persona che ha il compito di animare la fraternità deve accettare una quota di solitudine ed evitare di cercare dei confidenti all’interno della fraternità stessa.

L’ultima giornata, l’abbiamo trascorsa tra noi. La mattina, dopo le risonanze dell’assemblea sugli argomenti trattati, c’è stato l’intervento della Madre Generale che ha ribadito ancora la necessità di centrare la vita delle nostre fraternità sulla Parola. Nel pomeriggio si sono realizzati gli incontri zonali con gioiosa e partecipativa condivisione.

Torniamo dal convegno alle nostre comunità con un cuore ricolmo di gratitudine e sulle labbra le lodi di Dio.