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Una vita rinnovata dal perdono PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 21 Marzo 2010 11:48
adul_mLa commovente pagina evangelica che ci presenta la liturgia di questa quinta domenica di quaresima, ci introduce nel cuore del mistero cristiano. Una donna sorpresa in adulterio è condotta da Gesù perché sia condannata. La risposta immediata del Signore è il silenzio, un silenzio interrotto dalle parole che possono cambiare la direzione di una vita: "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei". La frase che ci deve mettere a confronto con noi stessi, perché siamo noi peccatori a condannare gli altri e per condannare gli altri bisogna chiudere gli occhi alle proprie colpe. Gesù ci invita a guardarci dentro prima di puntare il dito sugli sbagli di coloro che ci stanno attorno. E’ la consapevolezza della propria limitatezza che ci fa essere compassionevoli e misericordiosi con gli altri. Dall’esame della propria condotta viene fuori il perdono e la comprensione.

Alla fine, di fronte a Gesù, rimane soltanto la donna che si sente interrogata: “nessuno ti ha condannata?” Ecco un altro punto fondamentale dell'episodio, dopo che scribi e farisei si sono allontanati, la donna sarebbe dovuta fuggire via a propria volta, per mettersi in salvo. Invece no, rimane, e il perché lo leggiamo nella sua risposta: "Nessuno, Signore". Due parole fondamentali. La prima significa che "nessun uomo" ha avuto il coraggio di condannare, perché nessun uomo ha il diritto di condannare. La seconda significa che lei, misera peccatrice, riconosce che Gesù è il Signore, il suo Signore, è l'Inviato di Dio. E Gesù le dice: "Neanch'io ti condanno", cioè: gli uomini non ti hanno condannato, ma neppure io che sono Dio ti condanno. Perciò può anche soggiungere: "Va' e non peccare più": perché chi sa di avere avuto la luce del perdono divino sulle proprie mancanze, trova anche la forza per cambiare vita e rimuovere situazioni di peccato, anche se radicate e gravi.

E' meraviglioso, sicuramente la donna fa tesoro di questa esperienza eccezionale di liberazione e cambia vita, è rinnovata dall’amore e dal perdono del Signore, perché non è il rimorso, non è la penitenza, non è la paura che libera dal male, ma un «di più», un disequilibrio gioioso, l’abbandono fiducioso nella mani del Padre che ha mandato nel mondo Suo Figlio non a condannare ma a salvare chi si era perduto.